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riviste presenti |
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OTTO / NOVECENTO
Anno 2003 - N. 3 Settembre/Dicembre
(a cura
di
Samanta Segatori )
SAGGI
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BORTOLO MARTINELLI,
'Ed io che sono?': l'interrogativo del "Canto notturno"
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Estremamente interessante il lungo saggio sul "Canto notturno" leopardiano ripercorre e analizza il ricco retroscena letterario della lirica in questione, rielaborandone i temi cardine quali la finitudine umana, la vita intesa come sventura e, soprattutto, come viaggio privo di senso. Lo stato di infelicità in cui l'uomo consuma la sua esistenza è 'connaturato' all'essere umano, poiché egli aspira a colmare il vuoto creato da quel suo continuo tendere 'oltre'. La natura maligna è 'muta'e insensibile alle richieste umane e su tutto grava, costantemente, l'ombra della morte, del nulla eterno.
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Pag. 5-69
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CARLO ANNONI,
Onomastica sveviana: la funzione-Francesca, la funzione-Beatrice (e altro)
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Le pagine ivi proposte analizzano con minuzia e originalità la genesi della lingua sveviana, trascurando volutamente la parte più spiccatamente moderna e avvicinandosi, invece, al codice biblico e a quello classico. Così osserviamo come la variegata formazione linguistica dello scrittore triestino vaghi da capolavori classici quali la "Poetica di Aristotele" e contenga allo stesso tempo presenze numerose della "Commedia" dantesca, proponendo spesso nei suoi romanzi una prosa 'parodistica e deformante'. Frequenti sono, poi, le figure e le situazioni topiche che recuperano un percorso tipicamente vitanoviano, così nella "Coscienza di Zeno" come in "Senilità" e in molta produzione sveviana. Evidenti collegamenti sono rinvenuti, inoltre, con il melodramma di Wagner "La Valchiria" tanto che l'articolo è corredato dalle riproduzioni della locandina della prima rappresentazione presso il Teatro Comunale di Trieste e il frontespizio del libretto con versione ritmica italiana.
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Pag. 71-98
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MAURO NOVELLI,
Linati, Tessa e la Milano d'allora
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Carlo Linati ebbe il grande merito di aver riscoperto il valore dei versi dialettali di Delio Tessa e il suo impegno portò ad una rivalutazione di quella poesia in dialetto milanese che altrimenti sarebbe caduta nel dimenticatoio. La sua attività di critico e quella di Dante Isella, in seguito, inserirono Tessa nella schiera dei migliori poeti italiani del Novecento.
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Pag. 101-110
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PAOLO DI SACCO,
Pirandello e il cinema (in appendice filmografia pirandelliana)
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L'articolo ripropone una riflessione su una vexata quaestio quale fu il rapporto tra Pirandello e il cinema. Lo scrittore agrigentino ebbe un approccio con la recente arte cinematografica ostico e, comunque, negativo quanto negativa fu la sua critica alla società moderna. Il meccanismo economico attirava nei suoi ingranaggi il cinema, le sue logiche e i suoi artisti, schiacciando e allontanando da esso ogni parvenza di arte pura.
La macchina da presa di Serafino Gubbio era, infatti, definita da Pirandello mostruosa, in quanto fonte di alienazione e falsità.
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Pag. 111-135
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GIUSEPPE FARINELLI,
La poesia di Dino Claudio
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Dino Claudio è un autore purtroppo poco conosciuto, nonostante lo spiccato lirismo e la capacità di investigare nella memoria, nella storia della sua terra. Secondo Barberi Squarotti, poi, la poesia di Claudio è altamente 'formale' e 'culturale'.
Palese è, inoltre, la coscienza del valore e della presenza dell'elemento irrazionale nella vita, nella quotidianità.
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Pag. 137-157
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NOTE
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MATTEO GIANCOTTI,
Saggio di un commento ai "Frammenti lirici" (VI, VII, VIII) di Clemente Rebora
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Nonostante l'attenzione di critici illustri quali Gianfranco Contini e Fernando Bandini, l'attenzione rivolta alla poesia di Clemente Rebora sembra essere stata sempre piuttosto limitata e altrettanto sfocata rimane la sua figura nel panorama letterario italiano. Evidentemente la lirica reboriana necessiterebbe di un 'apparato interpretativo integrale e puntuale' che ancora oggi manca.
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Pag. 161-178
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ALESSANDRA SANNA,
Un 'filo magico': Sbarbaro, le traduzioni e il legame con Baudelaire e Rimbaud
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Camillo Sbarbaro ebbe sempre, nonostante l'attaccamento alla propria terra, fortissimi legami culturali con quella che egli stesso definì la sua seconda patria, la Francia.
Per il poeta si parla addirittura di 'francese mentale', espressione che indica la sua abitudine letteraria di utilizzare un lemma francese, in sostituzione di un termine italiano, particolare amore nutrì poi per Baudelaire e Rimbaud.
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Pag. 179-192
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RECENSIONI
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GIANLUCA COMINCINI,
Buzzati ignoto: i primi racconti,
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Abbiategrasso, Ed.
- 2002
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(Luca Della Bianca)
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pag. 195-196
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GIUSEPPE LUPO,
Poesia come pittura. De Libero e la cultura romana (1930-1940),
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Milano, Ed.
Vita e Pensiero - 2002
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(Anna Costanza Aglietti)
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pag. 197-199
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